Due giorni in Contrà San Marco, i Colli Berici a un quarto d’ora di pedalata, 263 ciclisti e un migliaio di persone alla festa. Il racconto di come un ponte che la città rischiava di perdere sia diventato un weekend da ricordare.
Il ponte del Primo Maggio, a Vicenza, ha una dinamica che chi vive in città conosce bene. Chi può fa le valigie: il lago, il mare, le città d’arte. Chi resta si ritrova con un centro storico tranquillo e poche ragioni per uscire di casa. Eppure, a pochi chilometri da piazza dei Signori, c’è uno dei territori più belli del Veneto per chi va in bicicletta. I Colli Berici sono lì, a sud della città, e troppo spesso restano un paesaggio da attraversare in auto.
Transberica nasce da questa contraddizione. L’idea era semplice da dire e meno semplice da fare: portare in sella chi pedala già e, nello stesso weekend, dare a tutti gli altri un motivo per scendere in piazza.
Una piazza al posto della griglia di partenza
La prima decisione è stata rinunciare alla partenza di massa. Niente griglia, niente colpo di pistola, niente coda di ciclisti in attesa del via. Transberica è stata una piazza aperta per due giorni in Contrà San Marco, sotto Kalipè, il negozio che è anche il primo Community Hub di Fruscio. Da lì le pedalate partivano e lì tornavano.
Il venerdì 1° maggio due percorsi tra i Colli Berici, la Direttissima e la Panoramica, con partenze libere dalle nove del mattino e ristori lungo la strada. Il sabato Culinaria, una ride a posti limitati con i camerieri in sella e i prodotti del territorio serviti lungo il percorso. In mezzo il Brusio, la festa di Fruscio, che il programma presentava senza giri di parole: avete pedalato, non avete pedalato, non importa. E alle 16.30 di entrambi i giorni, una merenda per i bambini.
Il motivo di questa architettura è pratico prima che poetico. Con le partenze libere la contrada vive dal mattino alla sera, non nei venti minuti del via. Gli esercenti lavorano tutta la giornata invece di subire un picco. E chi passa per caso trova qualcosa da guardare, un tavolo a cui sedersi, qualcuno a cui chiedere come funziona.
«Quando il morale è basso, quando la giornata sembra buia, quando il lavoro diventa monotono, sali in bicicletta e vai a fare un giro, senza pensare ad altro che alla pedalata.»
— Arthur Conan Doyle, Scientific American, 1896
Le colline dietro casa
Chi non li conosce tende a immaginare i Berici come un rilievo modesto, un’appendice della pianura. Chi ci pedala scopre un’altra cosa. È un’isola di colline calcaree che si alza tra la città e gli Euganei, con un terreno carsico fatto di grotte, doline e sorgenti, boschi di roverella e castagno, vigneti e piccoli borghi. Si sale da Monte Berico, con il santuario che guarda Vicenza, si scende verso la Rotonda di Palladio e ci si perde in un reticolo di strade bianche che cambiano carattere ogni pochi chilometri. Le salite sono brevi ma ripetute, il paesaggio non si ripete mai.
E poi c’è la tavola: i vini della DOC Colli Berici, a cominciare dal Tai Rosso, e i prodotti delle aziende agricole sparse sulle colline. Culinaria è nata proprio qui, dall’idea che il ristoro non debba essere una pausa tecnica ma il modo di far assaggiare il paesaggio.
Un prezzo per ogni porta d’ingresso
L’altra scelta che ha fatto la differenza riguarda l’iscrizione. Invece di un prezzo unico, Transberica ne aveva tre. Con 15 euro la formula Basic dava traccia GPX, assicurazione e pacco regalo. Con 29 euro si aggiungeva la food experience lungo il percorso. Con 49 euro anche la maglia ufficiale. Chi voleva solo la festa entrava gratis.
È un meccanismo che allarga la porta invece di restringerla. Chi vuole solo provare non è scoraggiato dal costo, chi è già convinto trova qualcosa in più da portarsi a casa, e nessuno resta fuori per il prezzo. Molti dei ciclisti di domani, del resto, sono le persone che oggi passano in piazza per curiosità.
Il lavoro che non si vede
Un evento in piazza dentro un centro storico non si improvvisa. Dietro il weekend ci sono state le autorizzazioni per l’occupazione del suolo pubblico e la SCIA, il village aperto dalle otto del mattino, la logistica dei ristori sui colli e un coordinamento costante tra organizzazione, esercenti della contrada e partner. Ogni iscritto era tesserato all’ASD M&A Sport e quindi assicurato.
Anche la rete dei partner è stata costruita attorno al territorio, con dodici realtà coinvolte e ognuna con un compito preciso, dal ristoro alla fornitura tecnica. È una regola che Fruscio applica sempre: un partner che fa qualcosa si ricorda molto meglio di un logo su un banner.
Com’è andata
I numeri raccontano un weekend riuscito: 263 iscritti alle ride del 1° maggio, circa mille persone al Brusio, dodici partner, 450.000 visualizzazioni uniche dei contenuti. Ma forse la sintesi migliore l’ha data Paolo, il fruttivendolo di Contrà San Marco, che quei due giorni li ha visti passare davanti al suo banco: «Un weekend pieno di energia e di sorrisi. La cosa più bella è stata vedere tanti bambini avvicinarsi e vivere lo sport e il benessere in movimento».
Transberica, del resto, ha anche un posto preciso nel calendario Fruscio. Arriva dopo i workshop invernali del Fruscio Club e apre la stagione: è il primo appuntamento in cui la community preparata durante l’inverno torna in sella, e il primo in cui chi si è avvicinato da poco prova un evento vero.
Il programma si chiudeva con un invito: venite, portate qualcuno, sarà una bella giornata. Lo è stata. Per un brand è la dimostrazione di un format che mette il prodotto nelle mani delle persone, sul percorso e in piazza, nello stesso giorno. Per un’amministrazione, è un modo concreto di animare il centro in un weekend debole e far scoprire ai cittadini le colline che hanno alle porte.
Vuoi portare un format come Transberica nella tua città? Scopri come lavoriamo con le istituzioni. Sei un brand e vuoi esserci, in piazza e in sella? Parliamone.
