Alla terza edizione, l’evento dell’Altopiano di Asiago ha disegnato il percorso sulla forma di un Edelweiss: cinque anelli, ognuno con rientro al village. Hanno partecipato in 500.
Alla terza edizione un evento deve fare una scelta: ripetersi o rinnovarsi. De Tröoman aveva già una community affezionata, gente che tornava ogni anno sull’Altopiano dei Sette Comuni per pedalare e ritrovarsi. Serviva un’idea capace di farla tornare ancora e, allo stesso tempo, di aprire le porte a chi non se la sentiva di affrontare un percorso unico, lungo e impegnativo.
L’idea è arrivata da un fiore. La stella alpina è il simbolo delle quote alte, una specie protetta che chiunque riconosce. L’edizione 2026 si è chiamata Edelweiss, e il tracciato è stato disegnato proprio sulla sua forma.
Cinque petali e nessun obbligo
Funziona così: cinque petali, cioè cinque anelli da percorrere in sequenza, ognuno dei quali riporta al village di partenza. Dopo ogni petalo il partecipante si ferma, mangia, scambia due parole e decide se continuare. Chi li chiude tutti supera i 150 chilometri e i 3.000 metri di dislivello. Chi ne fa uno solo ha comunque vissuto l’evento per intero. La scelta non si fa al momento dell’iscrizione: si fa per strada, con un panino in mano e gli amici intorno. Il programma lo diceva così: uno, due, tre, quattro o cinque petali, il protagonista sei tu.
È una soluzione che risolve un problema che molti eventi lunghi non risolvono, quello del ritiro. In un anello unico chi si ferma a metà resta lontano dalla partenza e ha bisogno di assistenza per rientrare. Con i petali ogni rider è sempre a pochi chilometri dalla base, e fermarsi non è una sconfitta ma una scelta.
Dentro la cultura dell’Altopiano
L’Altopiano dei Sette Comuni ha una storia che pochi territori di montagna possono raccontare. Per secoli è stato abitato da comunità di origine germanica, i Cimbri, che hanno conservato una lingua propria ancora leggibile nei toponimi, nei cognomi e nei nomi delle contrade. I sette comuni si governavano attraverso una federazione autonoma, la Spettabile Reggenza, rimasta in vita fino all’età napoleonica. De Tröoman costruisce il proprio racconto su questa identità, a partire dal nome.
Le malghe sono l’altra metà di quella cultura. Sul secondo e sul quarto petalo, un ristoro in malga a Monte Corno con degustazione di prodotti tipici ha portato i rider dentro un’economia viva, quella degli alpeggi dove si produce l’Asiago, e non in una ricostruzione per turisti. L’iscrizione era gratuita, una scelta di comunità per restituire qualcosa a chi segue l’evento dall’inizio. La giornata si è chiusa, come da tradizione, con l’Après-Bike Party.
Mentre i rider pedalavano
Il village, attraversato più volte da ogni partecipante, è diventato il cuore della giornata. Per un brand significa incontrare lo stesso pubblico più volte nello stesso giorno, invece del passaggio unico di un evento lineare. L’edizione è stata anche tappa del Fruscio Outdoornomics Forum, il format B2B sull’economia dell’outdoor realizzato con l’Osservatorio Bikeconomy. Mentre i rider pedalavano, operatori, amministratori e aziende discutevano di turismo e mobilità attiva con l’evento davanti agli occhi.
Com’è andata
Hanno partecipato in 500. In media ogni rider ha percorso tre petali, e in 25 hanno chiuso l’intero Edelweiss. Andrea Rigoni l’ha messa così: «De Tröoman è la massima espressione di quello che l’Altopiano di Asiago può esprimere e di quello che i nostri produttori sanno produrre».
Edelweiss mostra come un format possa raccontare un territorio già dal disegno del percorso. Per un’amministrazione è identità che diventa esperienza; per un brand, un racconto pronto da usare.
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